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miércoles, 20 de septiembre de 2017

Catalogna, Madrid manda la Guardia Civil negli uffici del governo: 14 arresti. Proteste in strada

Catalogna, Madrid manda la Guardia Civil negli uffici del governo: 14 arresti. Proteste in strada
La protesta contro le perquisizioni della Guardia civile  alla Generalitat (afp)

Tensione altissima in vista del referendum del primo ottobre per l'indipendenza, ritenuto illegale dalle istituzioni nazionali. Tra i fermati il segretario generale dell'economia della Generalitat. Il primo ministro Rajoy: "Unica risposta possibile". Il presidente Puidgemont: "Ma faremo il referendum lo stesso". La sindaca di Barcellona Colau: "Scandaloso". Sequestrate 10 milioni di tessere elettorali

BARCELLONA - Tensione altissima tra Madrid e Barcellona con l'avvicinarsi del referendum catalano per l'indipendenza. Stamattina agenti della Guardia Civil hanno arrestato Josep Maria Jové, braccio destro del vice presidente catalano, insieme ad altre 13 persone tra funzionari ed esponenti del governo regionale, in quanto principali organizzatori del referendum non riconosciuto da Madrid e previsto per il primo di ottobre. Fra gli arrestati il direttore del dipartimento di attenzione ai cittadini del governo Jordi Graell e il presidente del Centro delle telecomunicazioni Jordi Puignero.

Inoltre sono in corso delle perquisizioni della stessa gendarmeria, che è un corpo nazionale con funzioni di polizia militare, negli uffici dell'esecutivo di Barcellona. A riferirlo un portavoce della Generalitat: "Sono entrati nei dipartimenti Affari economici, Esteri e della Presidenza dell'esecutivo regionale".
 
La Guardia Civil ha perquisito anche gli edifici dell'ufficio delle Entrate, del Welfare e del Centro Telecomunicazioni regionale, mentre ieri gli agenti avevano perquisito una società di posta privata, sequestrando l'80 per cento delle notifiche di convocazione ai seggi referendari destinate agli elettori in vista del voto del primo ottobre. Sono state inoltre sequestrate dieci milioni di tessere elettorali.
  Il Barcellona, squadra simbolo dell'identità catalana, prende posizione sulle tensioni che stanno scuotendo la Catalogna. Dopo l'arresto di 14 ministri locali da parte della Guardia Civil per il loro sospetto ruolo nell'organizzazione del referendum sull'indipendenza previsto per il primo ottobre il club blaugrana ha rilasciato un comunicato. "Sulla scia degli eventi che si sono verificati nei giorni scorsi e, in particolare, oggi, per quanto riguarda l'attuale situazione politica in Catalogna, il Barcellona, rimanendo fedele al suo impegno storico nella difesa della nazione, alla democrazia, alla libertà di espressione e dell'autodeterminazione, condanna ogni atto che possa ostacolare l'esercizio libero di questi diritti", si legge. Pertanto il club "esprime pubblicamente il suo sostegno a tutte le persone, le entità e le istituzioni che lavorano per garantire questi diritti". "Il Barcellona, nel rispetto del suo vasto assetto, continuerà a sostenere la volontà della maggioranza dei cittadini catalani e lo farà in modo civile, pacifico ed esemplare", conclude la nota. Nonostante sia una delle grandi squadre globali e abbia tifosi in tutto il mondo il Barça è legato a doppio filo al nazionalismo catalano, di cui si è fatto vessillo negli anni del franchismo. Nell'ottobre 2014, durante il mandato dell'attuale presidente Josep Maria Bartomeu, il Barça si è pronunciato in favore del "diritto di decidere" sul futuro della Catalogna. A maggio il club ha aderito al "patto nazionale per il referendum", lanciato con l'obiettivo di negoziare con Madrid la tenta della consultazione popolare. L'Uefa negli ultimi mesi ha sanzionato a ripetizione la squadra per lo spiegamento di striscioni indipendentisti al Camp Nou. LEGGI L'ARTICOLO - SPECIALE SUPER 8: Le due anime della Catalogna

Dopo gli arresti, davanti alla Generalitat si sono radunate centinaia di persone per protestare contro l'azione dei militari. La manifestazione è tuttora in corso, con striscioni e cori contro le "forze di occupazione". Si sono registrati momenti di tensione tra gli indipendentisti e la Guardia Civil. Le persone che protestano hanno cercato di bloccare gli agenti che stavano cercando di scortare uno dei dirigenti dell'amministrazione arrestati nel blitz di questa mattina. Non ci sono, al momento, né feriti né fermati.

Nel pomeriggio alcune unità antisommossa della polizia hanno preso posizione davanti alla sede del partito indipendentista di sinistra Cup a Barcellona. Secondo El Periodico online sarebbero in attesa di un ordine giudiziario per entrare. Su Twitter il partito antisistema ha reso noto di avere tolto dalla sede e "distribuito in tutto il Paese" il materiale elettorale per il referendum del primo ottobre, dichiarato "illegale" da Madrid.
 

· LE REAZIONI
Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, parlando nell'aula del Congresso dei deputati spagnolo, difende la decisione dell'esecutivo: "Il governo tutela i diritti di tutti gli spagnoli", ha dichiarato in Parlamento, "i giudici si sono espressi contro il referendum, come democrazia abbiamo l'obbligo di far rispettare la sentenza". In aula, a Rajoy si è duramente contrapposto il dirigente della sinistra repubblicana catalana Gabriel Rufian: "Tolga le sue sporche mani dalla Catalogna" gli ha intimato. Madrid ha incassato il sostegno della cancelliera tedesca Angela Merkel: "Abbiamo a cuore la stabilità di un partner così vicino".
 

Arresti in Catalogna, Rajoy: "Il governo sta facendo il suo dovere"


Il presidente della Catalogna Carles Puigdemont ha convocato una riunione d'urgenza del governo locale. Presente anche l'ex presidente Artur Mas. "E' stata sospesa la democrazia, il governo spagnolo ha oltrepassato la linea rossa" e "si è convertito in una vergogna antidemocratica", ha detto Puigdemont, il quale ha confermato che il primo ottobre il referendum sulla indipendenza si farà e ha chiamato i cittadini catalani a "dare una risposta ferma, con un'atteggiamento civile e pacifico".

Su Twitter ha risposto all'arresto del suo braccio destro il vicepresidente catalano, Oriol Junqueras: "Stanno attaccando le istituzioni di questo Paese, quindi i cittadini. Non lo permetteremo".
 

La sindaca di Barcellona Ada Colau ha definito "scandaloso" quanto sta succedendo in città: "È uno scandalo democratico che si perquisiscano le istituzioni e si arrestino cariche pubbliche per motivi politici. Difendiamo le istituzioni catalane".
 

Il blitz contro le istituzioni catalane ha provocato la dura reazione anche di Podemos: "E' una vergogna" ha detto il segretario Pablo Iglesias, "in Spagna tornano a esserci detenuti politici".

LE DUE ANIME DELLA CATALOGNA - LO SPECIALE SUPER 8 

· I PRECEDENTI
Questa è solo l'ultima delle azioni intraprese da Madrid per impedire il referendum d'indipendenza previsto per il primo di ottobre. L'ultima era stata il blocco dei fondi federali di Madrid, per evitare che soldi pubblici venissero utilizzati per un referendum considerato illegale e anticostituzionale dal governo centrale.

Nei giorni scorsi Puigdemont aveva firmato il decreto per convocare la consultazione popolare. Su richiesta del governo spagnolo, la Corte costituzionale ne aveva sospeso l'efficacia: Madrid considera illegale il referendum e ha fatto capire che non terrà conto dell'esito di una pronuncia che potrebbe minacciare l'unità e l'indivisibiltà del paese, sancite dalla Costituzione spagnola.
  Oltre 700 sindaci della Catalogna hanno aderito al corteo di Barcellona per contestare la linea del governo di Madrid che osteggia il referendum per l'indipendenza. Le autorità spagnole hanno dichiarato illegale la consultazionedel primo ottobre e avvertito i sindaci che non possono offrire disponibilità di edifici pubblici. Ma la risposta catalana è arrivata con la manifestazione, guidata dal presidente regionale Carles Puigdemont e dal sindaco di Barcellona Ada Colau, nella quale si contesta la "repressione" di Madrid. I sindaci hanno sfilato gridando all'unisono lo slogan "Noi voteremo"

Circa 700 sindaci catalani su 948 hanno accolto positivamente la decisione della Generalitat, promettendo di garantire l'apertura dei seggi e il regolare svolgimento delle votazioni. La Procura di Stato nazionale ha aperto un fascicolo nei loro confronti, mentre Madrid ha dato un ultimatum finanziario alla comunità regionale.

Catalan president says Madrid is suspending region’s autonomy


Police raid Catalan government buildings in Barcelona and arrest 12 senior officials in run-up to banned independence vote

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1:08 Pro-independence protesters rally after Catalan officials arrested – video report

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Sam Jones in Madrid and Stephen Burgen in Barcelona

Wednesday 20 September 2017 13.09 BSTFirst published on Wednesday 20 September 2017 09.02 BST


Catalonia’s president has accused the Spanish government of suspending the region’s autonomy after police intensified efforts to stop a vote on independence that has sparked one of the worst political crises since Spain’s return to democracy four decades ago.

Spanish Guardia Civil officers raided a dozen Catalan regional government offices and arrested 14 senior officials on Wednesday as part of an operation to stop the referendum from taking place on 1 October.

Carles Puigdemont, the head of Catalonia’s pro-sovereignty government, described the raids as a “a co-ordinated police assault” that showed that Madrid “has de facto suspended self-government and applied a de facto state of emergency” in Catalonia.



'They've called me a traitor': Catalans divided as independence vote nears

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He also appeared to draw a parallel between the raids and the repression and abuses of the Franco dictatorship, tweeting: “We will not accept a return to the darkest times. The government is in favour of liberty and democracy.”

Speaking after an emergency ministerial meeting, Puigdemont vowed the poll would go ahead.

“We reaffirm our peaceful response,” he said. “The Spanish government has crossed a red line and become a democratic disgrace.”

The mayor of Barcelona, Ada Colau, called the raids “a democratic scandal” and said Catalans would defend their institutions.



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Ada Colau
✔@AdaColau



Es un escàndol democràtic que s'escorcolli institucions i es detinguin càrrecs públics per motius polítics. Defensem institucions catalanes
9:51 AM - Sep 20, 2017
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Tensions between Madrid and Barcelona have escalated rapidly over recent days as the government of the Spanish prime minister, Mariano Rajoy, attempts to make good its promise to stop the vote.

On Wednesday morning, Spain’s interior ministry announced it was cancelling leave for all the Guardia Civil and national police officers tasked with preventing the referendum. In a statement, it said the affected officers would have to be available between 20 September and 5 October, but added the period could be extended if necessary.Q&A
Why does the Spanish government say the vote is illegal?Show

The raids come a day after the Guardia Civil confiscated referendum documents from the offices of a private delivery firm in the Catalan city of Terrassa. More than 1.5m referendum leaflets and posters have also been seized.

The Catalan high court said that police acting on a judge’s orders had searched 42 premises on Wednesday – including six regional government offices – adding that 20 people were being investigated for alleged disobedience, abuse of power and embezzlement related to the referendum.

The regional government confirmed that Josep Maria Jové, secretary general of economic affairs and an aide to the Catalan vice-president, and Lluis Salvado, the secretary of taxation, were among those arrested.

The Spanish interior ministry said that police had confiscated nearly 10m ballot papers. Polling station signs and documents for electoral officers were also seized during a raid on a warehouse in a small town outside Barcelona.
FacebookTwitterPinterest The Catalan president, Carles Puigdemont. Photograph: Andreu Dalmau/EPA

As news of the arrests emerged, a crowd began to gather outside the finance ministry, one of the targets of the raids. By mid morning the crowd had swelled to more than 2,000 people blocking Gran Via, one of Barcelona’s principal thoroughfares.
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By late afternoon, under the clatter of surveillance helicopters and with a heavy police presence, the angry but peaceful rally had grown to some 5,000, with hundreds more people joining as they finished work or got out of school.


The crowd, breaking into the Catalan national anthem and waving placards reading “We are voting to be free,” began by chanting “No tinc por” (I’m not afraid) – the slogan used in response to last month’s terrorist attacks in the city.

But the chant was soon replaced by a new cry: “Occupation forces out!”

Smaller demonstrations were being held in other parts of the city, blocking major roads and causing traffic chaos. The mood was tense and very different from the party atmosphere at the million-strong pro-independence rally a little over a week ago.


Catalonia is mainly policed by the local Mossos d’Esquadra. The paramilitary Guardia Civil, strongly associated in some people’s minds with the fascist dictatorship, is rarely seen in the region.

There were steel barriers and a heavy police presence outside the Palau de la Generalitat, the seat of the Catalan government, on Wednesday. Outside the finance ministry, Joan Tardà, a Catalan MP, appealed for calm.


“They’re trying to derail us,” he told the crowd. “Our strength lies in being resolute, but in a civilised and peaceful manner.”

FacebookTwitterPinterest Catalan police officers try to disperse protesters in Barcelona Photograph: Pau Barrena/AFP/Getty Images

Rajoy’s government argues that any referendum on Catalan independence would be illegal because the country’s 1978 constitution makes no provision for a vote on self-determination.

Advertisementconstitutional court, which has suspended the referendum law pushed through the Catalan parliament earlier this month, is looking into whether the law breaches the constitution.

Speaking on Wednesday morning, the prime minister defended the government’s actions, saying Puigdemont and his supporters were trying to “eliminate the constitution” and were ignoring the law.

“Logically, the state has to react,” he said. “There is no democratic state in the world that would accept what these people are trying to do. They’ve been warned and they know the referendum can’t take place.”


The raids signal a significant escalation of Madrid’s efforts to stop the vote from proceeding – as do remarks from the Spanish foreign minister, who has accused some separatists of using a “Nazi” approach to intimidate Catalan mayors opposed to secession.

“Referendums are a weapon of choice of dictators,” said Alfonso Dastis in an interview with Bloomberg in New York on Tuesday. “These people actually are taking some Nazi attitudes because they are putting up posters with the faces of mayors who are resisting their call to participate in this charade.

“A referendum isn’t the same as a democracy. Gen Franco organised two referendums.”

Spain’s finance ministry has also launched a crackdown on the regional government’s finances, limiting new credit and requiring central supervision for payment of non-essential services.

Although more than 70% of Catalonia’s 7.5 million people are in favour of a referendum, surveys suggest they are almost evenly split on the issue of independence.


A survey two months ago showed 49.4% of Catalans were against independence while 41.1% were in favour.


More than 80% of participants opted for independence in a symbolic poll three years ago – although only 2.3 million of Catalonia’s 5.4 million eligible voters took part.

El presidente catalán dice que Madrid suspenderá la autonomía de la región


La policía allana edificios del gobierno catalán en Barcelona y detiene a 12 altos funcionarios en vísperas de la prohibición del voto de independencia

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1:08

 Manifestantes independentistas se reúnen tras arrestar a funcionarios catalanes - informe de vídeo

Sam Jones en Madrid y Stephen Burgen en Barcelona

Miércoles, 20 de septiembre de 2017 13.09 BST Publicado por primera vez el miércoles 20 septiembre 2017 09.02 BST


El presidente de Cataluña ha acusado al gobierno español de suspender la autonomía de la región después de que la policía intensificara los esfuerzos para detener una votación sobre la independencia que ha provocado una de las peores crisis políticas desde el retorno de España a la democracia hace cuatro décadas.

Guardia Civil españoles allanaron una docena de oficinas del Gobierno regional catalán y detuvieron a 14 altos funcionarios el miércoles como parte de una operación para impedir que el referéndum tenga lugar el 1 de octubre.

Carles Puigdemont, jefe del gobierno pro-soberano de Cataluña, describió las incursiones como un "asalto coordinado de la policía" que demostró que Madrid "ha suspendido de facto el autogobierno y aplicado un estado de emergencia de facto" en Cataluña.

También parecía establecer un paralelo entre los ataques y la represión y los abusos de la dictadura franquista, twitteando : "No vamos a aceptar un regreso a los tiempos más oscuros. El gobierno está a favor de la libertad y la democracia ".
Hablando después de una reunión ministerial de emergencia, Puigdemont prometió que la encuesta seguiría adelante.
"Reafirmamos nuestra respuesta pacífica", dijo. "El gobierno español ha cruzado una línea roja y se ha convertido en una desgracia democrática".
El alcalde de Barcelona , Ada Colau, calificó las incursiones como "un escándalo democrático" y dijo que los catalanes defenderían sus instituciones.
Las tensiones entre Madrid y Barcelona han aumentado rápidamente en los últimos días, mientras el gobierno del primer ministro español, Mariano Rajoy, intenta cumplir su promesa de detener la votación.
El miércoles por la mañana, el Ministerio del Interior de España anunció que estaba cancelando la licencia para todos los agentes de la Guardia Civil y de la policía nacional encargados de impedir el referéndum. En un comunicado, dijo que los funcionarios afectados tendrían que estar disponibles entre el 20 de septiembre y el 5 de octubre, pero agregó que el período podría ser extendido si fuera necesario.

Preguntas y respuestas

¿Por qué el gobierno español dice que el voto es ilegal?

Las incursiones se producen un día después de que la Guardia Civil confiscó los documentos del referéndum de las oficinas de una empresa de entrega privada en la ciudad catalana de Terrassa. También se han confiscado más de 1,5 millones de folletos y carteles de referéndum.
El Tribunal Supremo de Cataluña dijo que la policía que actuaba a instancias de un juez había buscado cuarenta y dos locales el miércoles, incluyendo seis oficinas regionales, añadiendo que 20 personas estaban siendo investigadas por supuestas desobediencias, abuso de poder y malversación relacionados con el referéndum.
El Gobierno regional confirmó que entre los detenidos estaban Josep Maria Jové, secretario general de Asuntos Económicos y ayudante del vicepresidente catalán, y Lluis Salvado, secretario de Tributación.
El Ministerio del Interior español dijo que la policía había confiscado casi 10 millones de papeletas. Los letreros y documentos electorales para los oficiales electorales también fueron confiscados durante una incursión en un almacén en un pequeño pueblo fuera de Barcelona.
El presidente catalán Carles Puigdemont.
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El presidente catalán, Carles Puigdemont. Fotografía: Andreu Dalmau / EPA
A medida que la noticia de los arrestos surgió, una multitud comenzó a reunirse fuera del Ministerio de Finanzas, uno de los objetivos de las incursiones. A media mañana la multitud se había hinchado a más de 2.000 personas bloqueando la Gran Vía, una de las principales vías de comunicación de Barcelona.
Al caer la tarde, bajo el ruido de helicópteros de vigilancia y con una fuerte presencia policial, la manifestación enojada pero pacífica había crecido a unos 5.000, con cientos de personas más uniéndose al terminar el trabajo o salir de la escuela.
La multitud, rompiendo el himno nacional catalán y agitando pancartas leyendo "Estamos votando para ser libres", comenzó cantando "No tinc por" (no tengo miedo) - el lema utilizado en respuesta a los ataques terroristas del mes pasado en el ciudad.
Pero el cántico pronto fue reemplazado por un nuevo grito: "Ocupación fuerzas fuera!"
En otras partes de la ciudad se estaban realizando manifestaciones más pequeñas, bloqueando las principales carreteras y causando caos en el tráfico. El estado de ánimo era tenso y muy diferente de la atmósfera de fiesta en el rally de la pro-independencia de un millón de fuertes hace poco más de una semana.
Cataluña es principalmente vigilada por el local Mossos d'Esquadra La Guardia Civil paramilitar, fuertemente asociada en la mente de algunas personas con la dictadura fascista, rara vez se ve en la región.
Había barreras de acero y una fuerte presencia policial frente al Palau de la Generalitat, sede del gobierno catalán, el miércoles. Fuera del Ministerio de Finanzas, Joan Tardà, parlamentario catalán, pidió calma.
"Están tratando de descarrilarnos", le dijo a la multitud. "Nuestra fuerza reside en ser decididos, pero de una manera civilizada y pacífica."
Policías catalanes intentan dispersar manifestantes en Barcelona
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 Pau Barrena / AFP / Getty Images Agentes de policía catalanes tratan de dispersar a los manifestantes en Barcelona
El gobierno de Rajoy sostiene que cualquier referéndum sobre la independencia catalana sería ilegal porque la Constitución de 1978 no prevé una votación sobre la libre determinación.

Hablando el miércoles por la mañana, el primer ministro defendió las acciones del gobierno, diciendo que Puigdemont y sus partidarios estaban tratando de "eliminar la constitución" e ignoraban la ley.
El Tribunal Constitucional español, que ha suspendido la ley de referéndum impulsada por el parlamento catalán a principios de este mes , está investigando si la ley viola la constitución.
"Lógicamente, el Estado tiene que reaccionar", dijo. "No hay un estado democrático en el mundo que acepte lo que estas personas están tratando de hacer. Han sido advertidos y saben que el referéndum no puede tener lugar ".
Las incursiones señalan una escalada significativa de los esfuerzos de Madrid para impedir que se proceda a la votación, al igual que las declaraciones del canciller español, que ha acusado a algunos separatistas de utilizar un enfoque "nazi" para intimidar a los alcaldes catalanes opuestos a la secesión.
"Los referendos son un arma de elección de dictadores", dijo Alfonso Dastis en una entrevista con Bloomberg en Nueva York el martes. "Estas personas están tomando algunas actitudes nazis porque están poniendo carteles con las caras de los alcaldes que se resisten a su llamado a participar en esta charada.
"Un referéndum no es lo mismo que una democracia. El general Franco organizó dos referendos.
El Ministerio de Finanzas de España también ha lanzado una campaña contra las finanzas del gobierno regional, limitando nuevos créditos y exigiendo supervisión central para el pago de servicios no esenciales.
Aunque más del 70% de los 7,5 millones de personas de Cataluña están a favor de un referéndum, las encuestas sugieren que están casi divididas en la cuestión de la independencia.
Una encuesta hace dos meses mostró que el 49,4% de los catalanes estaban en contra de la independencia mientras que el 41,1% estaban a favor.
Más de un 80% de los participantes optó por la independencia en una encuesta simbólica hace tres años, aunque sólo 2,3 millones de los 5,4 millones de votantes elegibles de Cataluña participaron.
Fuente: The Guardian

La premsa internacional explica «el retorn de l’autoritarisme a Espanya»

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L’ofensiva de l’Estat contra el referèndum i les institucions catalanes s’ha convertit en notícia en els principals mitjans de comunicació internacionals, compartint protagonisme amb el terratrèmol de Mèxic. La macrooperació de la Guàrdia civil acumula fins aquest moment 14 persones detingudes, la majoria dels quals alts càrrecs del govern; una vintena més de investigats, una quarantena d’escorcolls a seus oficials, empreses privades i cases particulars; i 10 milions de paperetes requisades. Una actuació sense precedents que els mitjans del món han explicat. I com ja és habitual, les seves versions coincideixen més amb la visió catalana que la dels mitjans de Madrid.
La CCN ha explicat els fets: «la policia espanyola ha entrat en edificis governamentals de la Generalitat de Catalunya i ha arrestat diversos alts càrrecs davant un referèndum de la independència en disputa». La televisió RT rússa parla directament d'un «Estat de setge davant les detencions i la confiscació de documents del referèndum». La televisió global Al Jazeera recorda que el 70% dels catalans volen votar i recull les declaracions de Puigdemont que denuncia «l’actitud totalitària del Govern espanyol i les detencions il·legals». Per la seva banda, The Guardian, sempre alerta a l’actualitat catalana, ha fet un parell de notícies dels fets d’avui, un dels quals sobre les declaracions de Puigdemont: «El president català diu que Madrid està suspenen l’autonomia de la regió».
Il·lustració de la televisió AlJazeera per situar el conflicte entre l'Estat espanyol i Catalunya. 
La mobilització ciutadana també forma part de la notícia en gran part dels mitjans del món, que recullen com «milers de catalans surten el carrer». Fins i tot, el diari francés Le Monde tradueix les principals reivindicacions i càntics de la concentració d’aquest matí, com "Força les forces d’ocupació!", «votarem", els Segadors i l’Estaca, que el defineix com un himne antifraquista. Un dels blogs de Le Monde va una mica més enllà i llença aquesta pregunta: «Estem davant d’un cop d’Estat del govern espanyol contra Catalunya?».
De França també arriba un anàlisi més en profunditat. «L'Estat espanyol no està al capdavant de les democràcies. Quaranta anys de dictadura franquista van marcar els esperits i van imposar una cultura política autoritària. La transició democràtica després de la mort de Franco es va fer sense eliminar l'antiga classe dirigent. L'Estat espanyol és unitari; la nació espanyola es defineix com una i indivisible. Els líders espanyols d'esquerra i dreta comparteixen aquesta visió centralitzadora i es neguen a reconèixer l'existència d'altres nacions en territori espanyol», aquesta és la definició del diari francés Le Dovoir.
Aquí un recull d'alguns mitjans internacionals sobre les actuacions sense precedents de la policia espanyola.

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